La Trota Marmorata

marmorataNegli ultimi hanno abbiamo assistito in generale alla rivalutazione degli ambienti acquatici e di conseguenza anche alla presa di coscienza verso la salvaguardia necessaria di alcune speci ittiche in particolare, ritenute di assoluto pregio.

 

Tra queste, sicuramente ha una posizione prioritaria la trota marmorata (salmo trutta marmoratus), pesce che viene ritenuto di particolare interesse non solo per i fini della pesca sportiva ma anche perché indagini biogeografiche avrebbero stabilito che si tratterebbe di una vera e propria sottospecie proveniente storicamente dal bacino del mediterraneo ed insidiatasi nel bacino padano tramite migrazione dal mare mediterraneo.

 

Al di la delle differenze genetiche, la trota marmorata si distingue dagli altri salmonidi locali per la sua livrea (marmorizzatura), per il suo carattere sociale che predilige, specie nei capi adulti, un esistenza più “riservata” e preferibilmente isolata. Altra peculiarità e’ la possibilità che questa possa crescere in dimensioni più di ogni altra specie di trota locale, raggiungendo non di rado dimensioni ragguardevoli spesso anche di qualche chilogrammo anche in esemplari relativamente giovani.

 

In relazione alla necessità di mantenere e salvaguardare le popolazioni ancora presenti degli ambienti alpini e subalpini, non solo alcuni enti a tal proposito preposti (nel nostro caso gli Uffici provinciali), ma anche le stesse associazioni di pescatori si sono fatte carico di intraprendere delle mirate attività per la rivalutazione e la salvaguardia di questo straordinario pesce predatore d’acqua dolce.

Il Progetto Marmorata

Sono nati così, numerosi “progetti marmorata” che tuttora sono in corso con risultati più o meno soddisfacenti.

 

Per quanto riguarda le nostre zone di pesca, il bacino imbrifero della valle di Fiemme, e’ a tutti gli effetti da considerarsi in maniera autonoma a causa dell’isolamento “fisico” presente da oltre 60 anni dovuto agli sbarramenti artificiali del bacino di Stramentizzo (a valle) e quello di Pezze’ (a monte a Moena). Di conseguenza anche il ceppo di trota marmorata presente non ha avuto modo per decenni di avere delle mescolanze con la specie presente nell’asta del fiume Adige.

 

Stante anche le disposizioni della carta ittica e della legge sulla pesca trentina, ed in conformità a queste, dove vengono stabilite le modalità di gestione delle acque da pesca, prima la ex associazione pescatori di Predazzo ed ora l’associazione pescatori dilettanti della Valle di Fiemme, ha in corso, in maniera autonoma e con la collaborazione diretta dell’Ufficio faunistico della provincia di Trento, attività di “produzione” e accrescimento artificiale della trota marmorata, presso l’impianto ittiogenico di Predazzo.

 

Recupero Riproduttori

L’impianto, dove attualmente vengono anche mantenute alcune decine di “fattrici” in cattività, ha la capacità di produrre, nelle annate migliori, fino a 100.000 avannotti di marmorata. L’attenta e ormai esperta gestione dell’impianto, permette di avere a disposizione, tramite una costante selezione dei capi, tutte le varie annate di accrescimento, così da permettere sia l’immissione annuale in acque libere degli avannotti che di avere a disposizione “materiale” idoneo a raggiungere il grado di maturità necessario per le successive “spremiture”.

 

 

Spremitura MarmorataI capi presenti costantemente nell’allevamento, nel periodo della naturale fase di deposizione delle uova, (tra la fine di ottobre e il mese di novembre), vengono integrati da pesce “rustico” e selvatico prelevato dall’Avisio. Ad occuparsi di questa fase della campagna ittiogenica, sono delle squadre di personale debitamente istruito ed abilitato che provvedono al prelievo del materiale con elettrostorditore.

 

Questo materiale, una volta “spremuto”, ritorna nelle stesse zone libere dal quale era stato in precedenza prelevato.

 

La fase più critica per la nascita e l’accrescimento del novellame e’senz’altro quella che va dall’assorbimento del sacco vitellino ai primi mesi di vita del novellame. In passato, infatti, si trovavano grosse difficoltà nel far si che il pesce, proprio per la sua rusticità, accettasse di alimentarsi in maniera sufficiente in ambiente artificiale. Ora, proprio per l’esperienza acquista e per i prodotti di nuova generazione che si trovano in commercio, anche questa prima critica fase di vita vede limitato drasticamente il tasso di mortalità e, pertanto, i risultati del “ciclo” di accrescimento sono senza dubbio, decisamente positivi e confortanti.

Oltre alla produzione della trota marmorata, presso l’impianto ittiogenico di Predazzo vengono “prodotte” alcune decine di migliaia di avannotti di trota Fario provenienti da un ceppo reperito direttamente dal torrente Travignolo. Anche questo materiale viene utilizzato per il ripopolamento di tutte le acque in concessione, non specificatamente coltivate a marmorata.

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